Critiche

"Si è sempre interessata all'evoluzione della coscienza umana.

Lo ha fatto viaggiando per il mondo ed entrando in contatto con culture lontane dalle nostre.

Il rapporto con la natura è sempre stato una costante, inteso come processo di riscoprire per noi e dentro di noi quell'eredità universale, da cui siamo stati separati.

L'intensa frequentazione della cultura dei paesi sudamericani, specialmente del Brasile, hanno alimentato e intensificato

l'interesse per la Natura.

 

I dipinti emanano una spiritualità visionaria che tocca l'anima e suscita emozioni poetiche. 

Scrive le poesie con le mani piene di colore."

 

Storico d'Arte - Donatella Rossi

"...la parte della manualità pittorica è una metafora del magma dell'interiorità psichica mentre l'immagine trovata e preesistente si configura come il balenare di un dato di memoria o di premonizioni. E se quest'ultima si presenta spesso con l'evidenza comunicativa della riconoscibilità, la prima si dipana con l'allusività espressiva dell'astrazione.

...Infatti nei lavori più recenti, assistiamo all'indistinto cromatico di lacerti di scrittura, quale certificazione di presenza e di identità, e al progressivo recupero di strutture razionalmente ordinative quale volontà di collocare il dato di memoria o premonizione in un contesto asseverato dalla presenza individuale ed illuminato dalla chiara luce della ragione. Non è dato, al momento, di sapere, quale strada prenderà la ricerca a venire di Paula Prugger, ma si è potuto chiaramente vedere che in questi ultimi anni ella, quale novello Orfeo, ha effettuato una personale discesa agli inferi alla ricerca della sua anima e la sta riportando alla certificatoria della ragione e dell'identità."

Critico - Sergio R. Molesi

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Wie geht's?
Ganz gut.
Wie ist Ihre gegencärtige Geistesverfassung?
Entspannt und zuversichtlieh.
Welches Buch lesen Sie gerade?
„Per Amore del Mondo" von Daniela Padoan.
Was ist Ihre erste Erinnerung?
Die Spaziergänge im Wald mit meinem Großvater.
Was collten Sie als Kind werden?
Schauspielerin, später dann Musikerin.
Warum sind Sie Künstler geworden?
Ieh glaube, ich bin dazu prädestiniert.
Bereuen Sie diese Entscheidung manchmal?
Nein. Wie kann man eine Entscheidung bereuen, wenn man erkennt, dass dies der richtige Weg ist ?
Wenn Sie nicht Künstler uaren, wer oder cas möchten Sie sein?
Kunst-Anthropologe. Auf jeden Fall eine Tätigkeit, wo ich der Kreativität freien Lauf lassen kann. Ich durfte viele Erfahrungen in verschiedenen Bereichen machen.
Welche/r Künstler/in hat Sie am stärksten beeinfusst?
Frida Kahlo mit ihrer Authentizität, ihren Mut und Intensität. Aber auch
Georgia O'Keeffe mit ihrer Liebe zum Detail und der Schönheit.

Welches künstlerische Werk hätten Sie gern selbst gemacht?
„Der Garten der Lüste" von Hieronymus Bosch.
Welchemn/r Künstlerlin möchten Sie gerne begegnen?
Sebastiäo Salgado
Was würden Sie ihn/sie fragen?
Ich würde mich mit ihm über seine Langzeitprojekte unterhalten. Speziell iüber das Projekt: Wiederaufforstungen, der Kampf gegenden Klimawandel.
Zueifeln Sie manchmal an der Kunst?
Nicht mehr!
Was nervt Sie an der Kunstwelt?
Ich sehe die Kunstwelt als Spiegelder Gesellschaft. Da spielt sich viel ab.
Was vermissen Sie in der Quarantäne am meisten?
Die Bewegungsfreiheit, die Kulturveranstaltungen, Freunde treffen und gemeinsam ein Glas Wein trinken...,
Verändert die Quarantäne Ihre Kunst oder machen Sie einfach ceiter wie bisher?
Alles hat einen Einfluss; in den Zwei Wochen Quarantäne war meine Kreativität blockiert, ich brauchte die Zeit, um mich zu erholen. Ich bin sehr achtsam geworden, reflektiere und setze den Fokus auf das Wesentliche. Arbeite weiter und bereite mich auf meine nächste Ausstellung vor.
Ist die Corona-Pandemie ein Thema Ihrer Kunst oder halten Sie sie davon frei?
Ja, bewusst oder unbewusst hat die Pandemie uns alle eingefangen. Ich fokussiere mich auf das, was mich berührt und was ich wahr nehme.
Wovor fürchten Sie sich?
Ein Stück Freiheit zu verlieren, vor der Diktatur.
Was fehlt Ihnen zum Glück?
Glück hab ich mir zur Aufgabe gemacht.
Was ist für Sie das größte Unglück?
Nichts mehr zu sehen! Unfrei zusein.
Möchten Sie gerne reich sein?
Etwas mehr Geld wäre ganz angenehm.
Welche Hoffnung haben Sie schon aufgegeben?
Die Jahre verdoppeln sich nicht mehr.
Welches ist Ihr liebstes Vorurteil?
Im Moment, keines zu haben!
Lieben Sie jemand?
Lieben heißt für mich Geist und Herz öffnen. Mit der Liebe meines Herzens die Gefühle annehmen und nicht verdrängen. Frieden herstellen, lernen mit sich selbst und alles was ich erschaffen habe.
Sind Sie sich selbst einle gutelr Freundlin?
Ich bin sicherlich mein bester Freund. Es ist ein LernprozesS,Wie jede Freundschaft, muss auchdies Tag für Tag gepflegt werden.
Was würden Sie an Ihrem Außeren am liebsten ändern?
Meine Haare! Sie fallen täglich anders!
Was ist Ihr größter Fehler?
Mir fehlt oft die Geduld!
Was verabscheuen Sie am meisten?
Gewalt, Machtspiele, falsche Aussagen, Manipulationen.
Wie alt möchten Sie werden?
Oh! Solange ich in diesem Leben eine Aufgabe habe.
Wie möchten Sie sterben?
Lächelnd und in Würde.
Glauben Sie an die Wiederge-burt?
Ja, ein Thema das mich fasziniert. Die Seele ist unsterblich.

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Intervista di Heinrich Schwazer ( Corona-Galerie, Tageszeitung 08/07/2020) 

"L’arte di Paula Prugger è un capitolo di autoesperienza, una passione che non è cominciata con i viaggi, ma che ha avuto una svolta decisiva grazie all’intensità delle impressioni suscitate dalla natura nei paesi esotici, paragonabile a qualcosa come l’”ora felice” di Paul Klee nel suo viaggio in Tunisia. Per anni Prugger ha soggiornato in Brasile. La sua intensa frequentazione della cultura e della natura del Paese sudamericano si manifesta, a livello tematico, anche nella rappresentazione delle noci di cocco i cui colori e le forme hanno alimentato il suo interesse di pittrice e fotografa.

Nei suoi lavori più recenti tutta l’azione è rivolta verso l’interno, a differenza dei suoi quadri precedenti, opere astratte di gran formato a volte caratterizzate da un impeto estroverso. Essi si affidano quasi totalmente al linguaggio della natura. Ogni cosa fa un effetto succulento, poetico, esotico e paradisiaco: un universo dal silenzio solenne e lussureggiante. Nei colori sgargianti essa trova le sue allegorie della bellezza delle cose silenti rivelandone la poesia di caducità.

Tutto ciò si riallaccia certo alla grande tradizione pittorica della natura morta, nella quale le noci aperte rivestono un chiaro significato simbolico: esse riflettono la storia della passione; il guscio umano va spezzato per manifestare il contenuto divino. Come i pittori delle classiche nature morte, anche Prugger tratta la noce di cocco al pari di un microcosmo in cui con meraviglia si possono osservare l’apparizione e il segreto delle cose. La componente sensibile rimanda sempre alla dimensione immateriale, allo spirito della materia, alla caducità incisa nelle cose; ciò che scompare può destare commozione.

Il nuovo orientamento tematico, cui già s’è accennato in precedenza, va di pari passo con un cambiamento estremo a livello di formato. Ai grandi formati si sono sostituite piccole e maneggevoli tavole ricoperte di tela, tavolette che spesso vengono vendute come souvenir ai mercati brasiliani. Ma se da  un lato il formato cartolina è pratico per chi viaggia, dall’altro, esso è anche un’allusione recondita a quanto segue: tra i bagagli sistemiamo sempre anche la nostra cultura e storia che dunque ci portiamo appresso in molti modi.

Il suo sguardo è quasi sempre rivolto a terra. Erbe, pezzi di legno che ricordano forme femminili, noci di cocco sulla spiaggia, aperte, la carnalità messa a nudo e oggetti di culto indiani: tutti elementi che giungono a comporre un unico insieme pittorico. Gli animali e le persone compaiono invece più raramente nel cosmo della sua arte, dove incommensurabile è il desiderio che lo abita: si tratta di un superamento di confini geografico e mentale, catturato da Prugger in un gioco pittorico di colori e superfici che paiono confluire gli uni nelle altre come cera calda. Le cose sembrano fermarsi, ma alla fine non sono ferme.

Il formato ridotto fa sì che i quadri divengano svagate filigrane che ricordano brevi annotazioni diaristiche cosicché, ad un primo sguardo, scarsa pare essere l’importanza della disposizione a mosaico che conduce a formati più grandi. Tuttavia, essa si rivela essere determinante. Se li si guarda infatti un po’ più da lontano, si scorge un turbinio di immagini ricondotto ad un ordine geometrico. Come già fa la natura nelle aiuole dei giardini, anche la pittura non rispetta i limiti del quadro. I colori fluiscono di tavola in tavola, oltrepassano i bordi dei quadri, si sovrappongono, assumono un carattere fluido e vegetale, senza però essere mai fuori luogo.

L’effetto collage permane anche nelle opere singole. La materia prima dei suoi quadri è spesso costituita da fotografie scattate dall’artista oppure strappate da riviste. L’artista applica sulla tela foto intere o parti di esse e poi, a volte, le ricopre completamente di pittura oppure si limita a trattarle con poche pennellate. Attraverso questi sottili interventi la percezione concentrata della pittura confluisce nei quadri, mentre la rapida percezione della fotografia subisce un rallentamento e viene ricondotta all’esperienza pittorica dello spazio tridimensionale.

Si avverte chiaramente che la pittrice s’avvicina, poi si ritrae dubbiosa e quindi nuovamente s’avvicina.

Ogni singolo quadro è parte di un insieme estendibile a livello sia teorico sia pratico, un insieme che può essere pensato come una cassa per composizione oppure un tappeto in cui ricordi e presente si sovrappongono. Il principio seriale e il collage che governano i dipinti possono essere interpretati quale assenza di un ampio sguardo, ma sono anche un mezzo per estrapolare momenti effimeri dal fluire del tempo.

Vi sono due percorsi che convergono in uno solo: da un lato l’artista compila un registro delle sue percezioni senza andare in una direzione precisa, dall’altro, essa insegue la sua visione con la meticolosità di una contabile.

Ciò che Prugger ci propone non è semplice natura bensì il ricordo di essa. Sono ricordi frammentari che fluiscono gli uni negli altri, come appunto avviene nella memoria.

Essa vi gira intorno, volge lo sguardo senza partire mai da un solo punto di vista, ma cambiandolo e facendolo cambiare anche al fruitore. Nella polifonia dei colori risuona la natura, ma non nella sua forma botanica, bensì nella compenetrazione di forze naturali ed energie pittoriche. I dipinti abitano un interspazio d’arte e natura e, mentre l’occhio ruota, il punto di partenza si perde.

Non si ritorna mai là dove si è cominciato. I quadri rivelano tanto quanto essi celano."

 

Heinrich Schwazer

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L'atelier di Bolzano